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Farmamese Gennaio 2016

 

Di Matteo Oberti

Non è facile declinare la complessità degli interventi che spesso caratterizzano una compravendita. Diventa allora più semplice e comprensibile ricorrere a esperienze esemplificative, che sintetizzano un lavoro fatto di molte sfaccettature.

Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna. E se Albert Einstein, nel dirlo, faceva riferimento alla “Teoria della Relatività” figuriamoci parlare della compravendita di farmacie!

Durante le vacanze natalizie capita sempre di incontrare a qualche pranzo o cena familiare un parente “nuovo”, un prozio, un nipote o una cugina di terzo o quarto grado che si è appena sposata oppure risposata e che viene a presentare in famiglia il nuovo arrivato. Dopo aver bevuto e mangiato di solito ci si sposta in soggiorno a fare due chiacchiere, magari per bere un digestivo o fumare una sigaretta, e quando si arriva alla domanda: “…E tu che lavoro fai?” sono sempre un po’ in difficoltà perché spiegare il “mio mondo” a un “estraneo” è difficile. Nel migliore dei casi ascolto sempre la solita frase “un’agenzia immobiliare per farmacie”, che dimostra quanto meno che il mio interlocutore ha capito qualcosa. Ma quest’anno memore della frase di Albert Einstein, ho voluto spingermi oltre e ho così raccontato questa storia al mio malcapitato nuovo parente.

C’era una volta un farmacista, titolare di una piccola farmacia sull’Appennino, che voleva vendere, si era appena separato dalla moglie, non aveva figli, era ancora giovane e il piccolo paesino gli stava stretto. Quasi tutti i giorni i suoi clienti gli chiedevano come stesse, non ne poteva più e così un giorno decise di vendere. All’epoca non c’era ancora né Facebook né internet e il nostro pensò bene di mettere un annuncio su un settimanale di settore (Farma7), che così recitava “Farmacista vende urgentemente farmacia rurale. Telefonare ore pasti (numero della farmacia) astenersi curiosi e perditempo”.
Il telefono cominciò a squillare e in barba a quanto richiesto - cioè nelle ore pasti, di chiusura della farmacia - le telefonate dei colleghi arrivarono a tutte le ore, anche serali, visto che il farmacista aveva una sola linea, che squillava anche nella sua abitazione. In poche settimane tutti i farmacisti della provincia seppero, riconoscendo il numero, che la sua farmacia era in vendita e, ahimè, anche alcuni clienti lo vennero a sapere e qualcuno di questi lo disse pure al sindaco. Il resto lo potete immaginare.
Letto l’annuncio, il nostro DM di zona mi telefonò e, dopo un serrato confronto telefonico, decidemmo di andarlo a incontrare; lo trovammo stanco al bancone, con lo sguardo un po’ spento e perso nel vuoto, indaffaratissimo e in gran confusione. Ci raccontò che di tutte le telefonate ricevute neanche una si era rivelata seria e concreta e che addirittura un collega gli chiese, “visto che non ne puoi più, vengo io al tuo posto, gratis!”.
Spiegammo il motivo della visita e che se ci avesse scelto come partner della vendita avremmo potuto aiutarlo. D’ora in poi, a chiunque avesse chiamato poteva girare i nostri contatti. Inoltre avremmo parlato noi con il sindaco e con il presidente dell’Ordine e dell’Associazione provinciale dei farmacisti. Si convinse e ci affidò l’incarico in esclusiva.
Rientrati in ufficio allertammo tutti gli altri DM della nuova opportunità e spiegammo loro le caratteristiche della farmacia. All’interno del nostro database, alimentato quotidianamente da nuovi contatti, trovammo un farmacista perfetto per quella farmacia. Alla fine del mio racconto il nuovo parente neo acquisito esclamò “Wow ma vi fate pagare, o è un servizio della vostra associazione di categoria?” Risposi secco “Sì certo, una provvigione del 5%”. Ma mentre lo dicevo pensavo alle sue parole…”un servizio dell’Associazione”…Chissà se anche Einstein aveva interlocutori così arguti.

 

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