Farmatrade MagazineAggiornamenti dal mondo farmaceutico

Home » Comunicazione » Farmatrade Magazine

image

Di Matteo Oberti

Una risposta univoca è certo sbagliata (bisogna analizzare caso per caso), così come diversificate risultano le valutazioni sul “giusto prezzo”. Ma prima di fare il grande passo, è bene interrogarsi a fondo sulle reali intenzioni.

Ricordo un intervento di un consulente, famoso ed esperto in materia di compravendita, a una manifestazione fieristica nel 2005, dal titolo emblematico: “è il momento di vendere?”. Nessuno mette in dubbio che quello era un momento delicato, direi epocale per l’azienda farmacia, un periodo caratterizzato da profonda incertezza sul futuro e con una diffusa consapevolezza che qualcosa di irre¬versibile stava ormai per delinearsi all’orizzonte. Eppure, quanto è cambiato ancora dal 2005 a oggi!

Ciò che poi può stupire un osservatore poco attento sono i tempi relativamente brevi con cui questi cambiamenti si sono realizzati, soprattutto se rapportati alle tempistiche cui eravamo abituati e che per tanti anni hanno “scandito l’orologio” del settore farmaceutico. Si era, allora, all’inizio dell’epoca della distribuzione diretta, s’iniziava appena a parlare di sconti, eravamo in pieno Decreto Storace e appena a ridosso del Decreto Bersani. Nessuno poteva ipotizzare la nascita delle parafarmacie, tanto meno il varo dei decreti “Salva e Cresci Italia” del governo Monti, non esistevano ancora i concorsi straordinari e neppure era ipotizzabile quanto oggi contenuto nel nuovo Ddl Concorrenza del governo Renzi, che aprirà le porte all’ingresso dei “capitali” nella proprietà delle farmacie (ma non sappiamo ancora tempi e modi).

Ecco allora che al farmacista si impone oggi un cambio di mentalità e di atteggiamento, insieme con la necessità di una rapida svolta radicale, pur nel rispetto della deontologia e della professionalità. Per troppo tempo, infatti, la categoria ha “snobbato” il sano atteggiamento imprenditoriale di chi sa andare incontro alle opportunità, piuttosto che attenderle, di chi investe nello sviluppo di certi mercati e ne crea di nuovi, attento e al passo di una società in continua evoluzione. Al convegno “Farmacie e Fisco 2015”, organizzato da Federfarma a Milano lo scorso 13 maggio, il commercialista Giampiero Brunello - presidente della Commissione ministeriale degli esperti per gli Studi di settore e Ad della SoSe - ci ha mostrato, numeri alla mano, come la crisi di fatturato per le farmacie sia sostanzialmente finita. Ma non solo: chi ha invertito la rotta per primo e ora naviga a gonfie vele - ha detto - sono proprio le farmacie che per prime e meglio delle altre hanno saputo rinnovarsi (dalla Treccani: “rendere più nuova una cosa ormai vecchia, non adatta alle esigenze del presente”) e innovarsi (sempre dalla Treccani: “mutare uno stato di cose, introducendo norme, metodi, sistemi nuovi”).

Non scopriamo, quindi, nulla di nuovo, dicendo che ormai il fatturato Ssn, se non è “cotto”, sicuramente è in contrazione, e che le farmacie che registrano primi segnali di ripresa sono quelle che hanno accelerato sul cambiamento: di stile, di mentalità e di approccio al cliente. Siamo parimenti convinti che ci sono nuove possibilità di svi¬luppo, a patto che si voglia sondarle con determinazione, disposti a rischiare in proprio, puntando sulla preparazione professionale e imprenditoriale. Si tratterà di mettere in atto tutti quegli accorgimenti che faranno, o meglio confermeranno nella clientela, il convincimento che la farmacia è ancora il primo pre¬sidio sanitario di base, ove operano professionisti-imprenditori, non commercianti nel senso più riduttivo del termine. Proprio in quest’ottica dobbiamo ripensare agli scenari futuri determinati dall’ingresso del capitale nelle società titolari di farmacie. In maniera molto lucida e pragmatica la presidente di Federfarma Annarosa Racca, sempre al convegno “Farmacia & Fisco 2015”, per spronare la platea e la categoria tutta, ha ricordato che la concorrenza delle multinazionali o delle “catene” le farmacie private milanesi l’hanno già da 10 e più anni, ossia da quando il Comune ha venduto in blocco le sue farmacie comunali al colosso della distribuzione tedesca Gehe, ora Admenta/Lloyds. Sicuramente la concorrenza metterà in risalto i difetti gestionali, la mancanza di idee e accentuerà la crisi. Però, se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, ricordiamo che la concorrenza fa anche stare con le antenne dritte, sviluppa l’ingegno e ci permette scelte volute e non obbligate.

È il momento di scegliere
“Vendere o rifondare?”: è una domanda volutamente provocatoria, che vuol essere uno spunto di riflessione e uno stimolo all’interno della categoria. Si tratta inizialmente di partire da un dato di fatto, un atteggiamento storico della categoria, poco avvezza ai cambiamenti. Per circa 50 anni, il farmacista ha vissuto la sua azienda dall’interno, forse anche dalla pedana dietro il bancone, focalizzando gran parte del suo business sulla prescrizione e sul mutualistico, con tutto quello che di riduttivo e penalizzante ciò può comportare, soprattutto oggi in proiezione sul lungo termine. Questo atteggiamento, un po’ miope e supponente, basato su valutazioni ormai fuorvianti, ha condizionato negativamente certe opportunità di mercato, facendoci dimenticare che il mercato, anche quando consolidato, non è mai acquisito per sempre. Il mercato va difeso giorno per giorno, con le uniche armi efficaci: programmazione, inventiva, sacrificio, professionalità e investimento. Se non si è disposti a imboccare risolutamente questa strada e a impegnarsi maggiormente in questo senso, allora possiamo considerare la battaglia come già persa. Un altro aspetto determinante e strettamente correlato è il concetto di una farmacia di respiro europeo: basta guardare appena fuori dai nostri confini per rendersi conto che le farmacie di Francia e Svizzera viaggiano a velocità differenti dalle nostre. In tempi di globalizzazione, di crisi economica e di recessione mondiale non è possibile ricorrere al protezionismo. Occorrerà un buon mix tra la tradizione professionale e la sua inevitabile evoluzione, per poter attuare in modo intelligente strategie che ci aprano a nuovi mercati e a nuovi servizi. Starà a noi riuscire a intravederli tra gli innumerevoli segnali che la società manda in tutte le direzioni, ma soprattutto nella domanda, sempre crescente, per quanto riguarda la salute e la cura della persona. Siamo già nell’era della rifondazione e ciò ci pone nella condizione imprescindibile di accettare la sfida: se saremo disposti a raccoglierla, allora si apriranno per noi margini e prospettive interessanti. Ma se non lo fossimo (e qui si apre un altro capitolo), forse questo potrebbe essere il momento giusto per vendere

Cerca nelle news

Archivio Notizie