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Di Matteo Oberti

Capitano anche le situazioni più strampalate, a chi si occupa di compravendita. Come un titolare più interessato a conquistare la potenziale acquirente che a concludere l’affare stesso. E così barca e champagne fanno capolino durante la trattativa di vendita.

“Due flute di champagne al tramonto, tu e io sulla barca. A che ora ti passo a prendere domenica?” così recita il messaggio che Chiara mi fa leggere sul suo telefonino, scoppiando a ridere. Chiara, (nome di fantasia che prende spunto da Chiara Ruggeri, nostra nuova risorsa della sede), oltre che essere una farmacista abilitata e interessata all’acquisto di una farmacia, è anche una donna molto affascinante. Ma facciamo un passo indietro.

Il racconto incomincia quando, un giorno, Chiara viene a trovarmi in ufficio insieme con suo padre, un noto professionista, che così inizia il colloquio: “Leggo di lei sulla stampa e sui social, ma sento anche parlarne malissimo da parte dei commercialisti. Sono curioso di farmi una mia opinione, e così mi racconti come lavorate”. Messo sotto esame, incomincio a raccontargli vent’anni di compravendita di farmacie e un po’ tutto il nostro “modus operandi”.

Alla fine mi precisa che non era andato dal suo consulente di fiducia, che segue lo studio e anche la famiglia, ma dal commercialista, esperto di farmacie, che gli era stato consigliato da amici comuni.
Poi entriamo nello specifico e propongo loro l’unica farmacia con requisiti vicini ai loro desiderata; tutto bene, proseguiamo l’incontro fissando l’appuntamento col titolare della farmacia in vendita, di li a pochi giorni.

Il giorno della visita ci diamo appuntamento in un bar lì vicino e poi entriamo insieme in farmacia a battenti ancora chiusi. Il titolare, intraprendente e molto dinamico, appena vede Chiara cambia atteggiamento e s’impegna a mostrare a tutti i costi, anziché la sua azienda, tutto il suo fascino. Finita la visita il riscontro è positivo: al padre, soprattutto, è piaciuta molto la farmacia, mentre Chiara è colpita dall’accoglienza e lusingata dall’intraprendenza del titolare.

Passano i giorni e, dopo lo scambio di documenti tra i professionisti, silenzio totale da parte del consulente di famiglia e di quello del titolare.

Poi, finalmente, un pomeriggio, ricevo la telefonata del padre che, stranamente un po’ su di giri, mi aggredisce dicendomi che non si era fidato del suo consulente “storico” - che peraltro gli aveva detto che andava tutto bene - e che era tornato da quello “esperto” che gli aveva suggerito di fare un’offertaccia, perché quella farmacia non valeva tanto!
Conosciuta la cifra dell’offerta, di circa il 30% più bassa del prezzo richiesto, gli faccio presente che non penso verrà accettata, ma che, comunque sia, lo terrò aggiornato. Sabato sera squilla il telefona e il nome “Chiara” mi appare sul display.

Rispondo al volo, anche se sono a cena con moglie, figli e amici, perché questa chiamata mi sembra un po’ strana, e ipotizzo ci possa essere qualche problema. Infatti, Chiara parte subito, tutto d’un fiato, con un: “Dottore mi scusi tantissimo per il disturbo, ma volevo precisarle che non sapevo nulla di quella proposta di papà”. “Non si preoccupi dottoressa, nessun problema” le rispondo ”anche perché se non dovesse venire accettata sarete sempre liberi aumentarla”.

“No” mi interrompe subito la farmacista “non ha capito, proprio non gliela proponga. Ho parlato chiaro a papà e gli ho fatto vedere tutti i messaggini che ricevo dal dottore. Che scelga: o me la compra al giusto prezzo, o accetto l’invito e vado a cena con lui!”

Lunedì mattina mail del commercialista “storico”, con nuova offerta “solo” arrotondata. Di li a breve, solita trafila di contratti, preliminari e definitivi.

Proprio il giorno dell’atto, approfittando del clima disteso e rilassato, chiacchiero con Chiara tra una pausa e l’altra e lei mi racconta che le “avance” del titolare erano diventate costanti, con messaggini e telefonate. Ma precisa che lei – vista anche la notevole differenza di età con il farmacista titolare – non era per nulla interessata, ma che ne aveva approfittato soltanto per riuscire a convincere il papà! Va da sé che il titolare, di fronte alla “quasi” accettazione della sua richiesta e alla superveloce contrattazione, ha riportato i binari della trattativa soltanto dal punto di vista economico, tralasciando così la speranza di un’avventura con la bella Chiara.

Anche se, alla domanda del notaio: “Dottore, secondo lei è sufficiente un affiancamento di ¾ settimane?” nessuno è riuscito a trattenersi dal ridere dopo aver ascoltato la sua risposta: “Eh no, ci vorranno ¾ mesi tutti!”

Come disse la biologa americana Estelle Ramey, l’unica risposta possibile alla domanda se sia più intelligente un uomo o una donna, non può che essere: “Quale uomo e quale donna?”.

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