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A cura dello Studio Legale Astolfi e Associati - Avv. Annalisa Cecchi

Anche il Tar Brescia, con sentenza n. 1109 del 15 settembre 2017, si è pronunciato sull’annosa questione della legittimità dello svolgimento dell’attività di distribuzione all’ingrosso di farmaci da parte di farmacista regolarmente autorizzato ma che faccia ricorso al codice identificativo univoco attribuito alla farmacia e che trasferisca poi la merce al magazzino autorizzato per la vendita all’ingrosso mediante documento di trasferimento (DDT) interno.

Ad avviso del Collegio, tale operato è da ritenersi illegittimo, atteso che la riforma dell’ordinamento farmaceutico che, nel rimuovere l’incompatibilità tra le due attività di farmacista e grossista, ha introdotto la facoltà per i titolari di farmacia di svolgere anche attività di grossista, non ha inteso stravolgere completamente le modalità di esercizio delle due attività, consentendo una totale commistione e indifferenziazione delle medesime, le quali devono restare distinte e diversamente regolate dal punto di vista gestionale. La necessità che le due attività restino distinte troverebbe giustificazione nell’esigenza di garantire la tracciabilità dei farmaci e assicurare la reperibilità e disponibilità dei farmaci medesimi. Siffatto orientamento è del tutto in contrasto con precedenti pronunce dei Tar Lazio e Sicilia che non hanno ravvisato profili di illiceità nell’operato del farmacista che adotti il meccanismo del DDT interno per trasferire la merce da destinare all’ingrosso, per l’inesistenza di una norma nel nostro ordinamento che vieti il passaggio interno, non oneroso di merce, il quale, invero, non ingenera alcuna commistione vietata tra le due attività di farmacia e di grossista, essendo peraltro dimostrato che è comunque garantito in pieno il rispetto della disciplina del codice del farmaco sulla tracciabilità.

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