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A cura dello Studio Legale Astolfi e Associati - Avv. Annalisa Cecchi

Il divieto di esercizio dell’attività medica in farmacia previsto dall’art. 102  r.d. n. 1265/1934 deve essere interpretato in senso evolutivo a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 1, comma 2, lett. c) dlgs. n. 153/2009 che, in materia di erogazione dei servizi in farmacia, espressamente consente “la erogazione di servizi di primo livello, attraverso i quali le farmacie partecipano alla realizzazione di programmi di educazione sanitaria  e di campagne di prevenzione  delle principali patologie a forte impatto sociale, rivolti alla popolazione generale  ed ai gruppi  a rischio realizzati a livello nazionale e regionale, ricorrendo a modalità di informazioni adeguate  al tipo di struttura e, ove necessario, previa formazione dei farmacisti che vi operano”.

In questi termini si è espresso il Consiglio di Sato, il quale ha affermato che l’evoluzione normativa in questa materia mostra che il divieto di cumulare la professione farmaceutica con l’esercizio di altre professioni o arti sanitarie “non impedisce di prevedere, presso le farmacie, giornate di prevenzione, nell’ambito di appositi programmi di educazione sanitaria o di specifiche campagne contro le principali patologie a forte impatto sociale, anche mediante visite mediche, la cui finalità, però, sia quella appunto di favorire il valore essenziale della prevenzione sanitaria e l’anticipato contrasto di patologie a forte impatto sociale” (Cons. Stato, sent. n. 3357 del 7 luglio 2017).

In ragione di ciò, i supremi giudici amministrativi hanno riconosciuto la legittimità della decisione di un Comune, nell’ambito di una procedura di gara per l’affidamento della gestione di una sede farmaceutica, di includere, tra gli elementi di valutazione delle offerte, la previsione di giornate di prevenzione mediante visite mediche e l’effettuazione di visite mediche in farmacia da parte di un dermatologo e di un pediatra.

La legittimità di tale operato discende anche dalla considerazione che queste figure sono “del tutto estranee all’organizzazione e alla gestione della farmacia, che solo  ed esclusivamente nell’ambito e per le finalità  di tali giornate di prevenzione effettuerebbero visite a pagamento, senza che i farmacisti partecipino agli utili  che i due professionisti ricaverebbero”.

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