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Farma Fortuna si

Di Matteo Oberti

Dopo tanti anni di attività, la conclusione può sembrare un po’ scontata: la fortuna senza dubbio aiuta nel mondo degli affari, ma sono l’esperienza, insieme con il lavoro duro, che permettono alla buona sorte di sorriderci. Ecco un episodio dove domanda e offerta si abbracciano.

Una frase lapidaria: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Mi riassume così il suo pensiero – al termine della conferenza “Quanto vale la mia farmacia” che ho tenuto a Napoli durante Pharmexpo – un farmacista napoletano, parlando di alcuni suoi colleghi. Il proverbio marinaresco gli serviva per concludere il suo sfogo sulla categoria dei farmacisti titolari, sempre pronti a valutare il bicchiere mezzo vuoto, ma molto meno pronti e attenti a cavalcare le nuove opportunità che soffiano sulle vele delle nostre farmacie. Alla fine mi chiede di dove io sia e quando rispondo “Genova”, subito mi racconta di tutte le volte che è venuto nella mia città per una crociera. Il solo accenno mi fa tornare in mente la storia di una farmacista appassionata di viaggi che ebbi la fortuna di conoscere un po’ di tempo fa.

Federica, questo il suo nome, mi mandò prima una mail anonima ed “esplorativa”, come lei stessa mi disse, citando Enzo Jannacci per “vedere di nascosto l’effetto che fa”. Poi chiese incontri “conoscitivi” in luoghi e città lontani dalla farmacia di famiglia (che da subito ipotizzai importante e prestigiosa). Come esperti 007 ci siamo incontrati in luoghi anonimi e affollati, per meglio passare inosservati e non dare nell’occhio. Fu così che parlammo più volte della sua passione per le crociere e dei frequenti viaggi a Genova per imbarcarsi. Fu proprio per questo motivo che in un’occasione venne, con una sorella, anche a trovarci in ufficio. Dopo alcuni mesi fui “ammesso” a visionare la farmacia e a conoscere il resto dei familiari e, più in concreto, a capire il motivo di questo lungo “corteggiamento”. “Devo capire a chi sto per raccontare tutti i fatti più privati della mia famiglia” mi spiegò alla fine.

La giovane e intraprendente farmacista non aveva mai lavorato nella farmacia di famiglia perché dopo il corso di studi concluso in Italia era andata all’estero per seguire corsi, master (e un fidanzato), finendo anche con l’imparare discretamente due lingue straniere. Ora, di fretta e furia era dovuta rientrare in Italia per la prematura scomparsa del padre, farmacista e titolare della storica farmacia di famiglia insieme con la loro mamma, collega e moglie fin dai tempi dell’università. Più piccola di tre sorelle, aveva la più grande sposata era mamma a tempo pieno di 4 figli, mentre la sorella intermedia era collaboratrice a tempo pieno in farmacia, fin dalla laurea.

Federica mi accompagna in farmacia e me la illustra tutta, da cima a fondo. Poi ci trasferiamo nella casa di famiglia, dove ormai vive solo la mamma e “vengo presentato” a tutti gli altri componenti della famiglia, mariti e figli compresi. La loro grande - sia come spazi, sia come fatturato - e bella farmacia urbana di un tranquillo capoluogo di provincia è cresciuta negli anni fino a superare 3 milioni di fatturato e oltre 440 mila euro di utili annui netti. La crescita è stata magnificamente organizzata e pianificata da padre, che, complice una piccola banca locale che conosceva anche i loro nonni, gli ha permesso di crescere con pochissimi indebitamenti. Ora, dopo quasi 40 anni di oculata gestione, la farmacia è moderna, attrezzata e pronta per il futuro.

Però il papà e mancato, la mamma da un po’ di anni si dedica con interesse e passione a volontariato e opere umanitarie e la figlia “direttrice” si è sempre appoggiata al padre, soprattutto per quanto concerneva i rapporti con il commercialista, le banche e i fornitori. Quindi, senza esitazione né rimpianti hanno deciso di vendere. “Bene e velocemente; lei è l’unico che ci può riuscire” aggiunse Federica, caricandomi involontariamente di una notevole responsabilità. Finalmente brindiamo alla sottoscrizione dell’incarico (come sempre in esclusiva) e qui viene il bello: ”Ah…ci siamo dimenticati…di dirle una cosa…Nessuna visita, nessuna trattativa, noi non vogliamo conoscere nessun potenziale acquirente, ci vedremo dal notaio a cose definite!”

“Urca” - e chi mi conosce sa che è un’espressione che tengo soltanto per le grandi occasioni – rispondo di getto appena Federica finisce di parlare. “Cercherò di fare il possibile, anche se sicuramente permettere una visita ai potenziali acquirenti valorizzerebbe molto di più la vostra farmacia.”

Mi rimetto in macchina felice dell’incarico, ma al contempo molto, molto preoccupato su come affrontare la trattativa e l’approccio coi potenziali acquirenti.

Il giorno dopo, di buon mattino, vado in ufficio e, dopo il tradizionale caffè con le ragazze dello studio, via raggiungo la mia scrivania, accendo il computer e ricevo la notifica di una mail “Buongiorno dott. Oberti, sono il dott. X, commercialista della dott.ssa Y, acquirente, alcuni anni fa, della farmacia Z. Si ricorda di me? La contatto perché ho un cliente interessato a fare un grande investimento in una farmacia nella stessa zona, ma più grande. Ha qualcosa per me?”

“Urca, che …beep…” esclamo ad alta voce, e le ragazze corrono ridendo nella mia stanza. Contatto subito il commercialista, fisso un primo incontro nel suo studio con i suoi potenziali acquirenti e racconto il progetto di acquisto – dopo aver firmato il patto di riservatezza – della farmacia e di tutti gli immobili strumentali. “Gentlemen’s agreement” e via spediti verso gli atti. Il giorno dell’atto dal notaio Federica, un po’ commossa, mi allunga un foglietto stropicciato e mi dice: “Me l’aveva lasciato mio papà. Mi aveva detto: se mai un giorno avrai bisogno, contatta questa azienda”. Sorpreso, ma anche un po’ preoccupato su che cosa avrei trovato nel foglietto, lo prendo in mano, lo dispiego e ritrovo una mia vecchia lettera di tantissimi anni prima.

”Urca” direte voi, esatto doppio “Urca”, anche se, soffocato dalla sorpresa e dall’emozione, è rimasto silenzioso…

Si, vero, una trattativa con molta fortuna, ma forse è anche il risultato di quasi ventanni di esperienza, centinaia di farmacie vendute e un data base di quasi 20.000 farmacisti. Perché, come disse Thomas Jefferson, “Io credo molto nella fortuna e ne ho conferma, in quanto più lavoro sodo e più la fortuna mi sorride”.

 

 

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