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Farmamese 01 2017

Di Matteo Oberti

Anche la farmacia più florida è destinata a soccombere (ed essere venduta), se il suo titolare diventa vittima di una passione che lo travolge. Ecco la storia del collega Gigi, che per uno sport quasi si mangia l’azienda. Grazie al cielo si salva, con la nuova iniziativa “Fast & Save”.

Il golf è il miglior modo per rovinare una bella passeggiata in campagna”, rispondo con questa frase di Winston Churchill a John-William Peacock - nostro referente per la Costa Azzurra, Monaco e per la provincia di Imperia - che da tempo insiste per organizzare il primo Trofeo Farmatrade di Golf per farmacisti. John-William (orgogliosamente handicap 8) di origini inglesi è stato formato da suo padre a intrecciare fruttuose relazioni personali sul “green” e quindi non perde occasione per chiedermi, con il suo affascinante accento britannico: “Mateo (non è un errore di stampa) come fai a conoscere così tanti farmacisti in Italia senza giocare a golf?”.
Ma parlando di golf, ecco, subito, mi viene in mente un farmacista, un cliente, Gigi. Gigi è titolare di una grande, bella e “perfetta” farmacia urbana. Perfetta perché? Per un sacco di motivazioni: il dottore non l’ha dovuta comprare, bensì l’ha ereditata senza un filo di debiti dai genitori; è proprietario anche dei locali; la zona turistica, con doppia stagionalità, gli permette un mix di vendite molto redditizio; si avvale di un team affiatato, disponibile e super onesto; infine una bellissima moglie e una splendida casa nelle vicinanze della farmacia.
Cosa succede? Che Gigi ormai ultra quarantenne prende una vera e propria “cotta” non per una giovane collega, ma per il golf. Inizialmente, molto curioso, frequenta un Club vicino con amici (ma che comunque lo obbliga a quasi un’ora di spostamenti), poi però incomincia a giocare prendendo lezioni da un maestro. Questo è l’inizio della fine: come una malattia le sue giornate vengono scandite non più dalla farmacia o dalla famiglia, ma dal golf. Ciò si ripercuote sulla gestione dell’azienda che, completamente abbandonata e affidata solo ai collaboratori, ne risente in termini economici e finanziari. Ma anche sulla gestione dei flussi di cassa che, notevolmente aumentati quelli in uscita e - ahimè - diminuiti quelli in entrata, dapprima intaccano il patrimonio personale del farmacista e poi ne obbligano l’indebitamento.
Lezioni, ore passate sul green, partite e infine tornei, dapprima locali, poi nazionali e in seguito anche internazionali regolano le vacanze della famiglia estate e inverno. Moglie e figli, inizialmente colpiti e affascinati dal ringiovanito papà/marito lo seguono con entusiasmo in giro per il mondo, ma poi, quando diventa quasi un’ossessione, non lo seguono più e il rapporto con la moglie si raffredda fino alla separazione.
A questo punto ci chiama: “Buongiorno dottore, senza fretta se un giorno passa dal Circolo del Golf (attenzione, non dalla farmacia) mi chiami perché le devo parlare”. Così faccio e nell’arco di una settimana riusciamo a incastrare un appuntamento. Mi riceve al tavolino all’aperto della Club House, abbronzato, sportivo, un po’ supponente mi racconta a grandi linee il motivo che lo ha spinto a vendere senza però entrare nei dettagli. Nel mentre io sorseggiavo la mia tazzina di caffè, lui aveva già finito due lattine di bevanda energetica.
Entriamo nel vivo della questione economica e da una tasca mi tira fuori - piegato in 8 parti - il bilancio della farmacia. “Sono o non sono bravo?”, scherza passandomelo e poi “come vede i ricavi sono xxx e, quindi, è onesta una richiesta con moltiplicatore di 1.5, non trova?”, “Si…si…certo”, rispondo quasi assente, non staccando gli occhi dai fogli alla ricerca dei numeri che mi aveva anticipato, ma non trovando conferma gli chiedo “Mi scusi, dottore, ma chi le ha detto che è quello il fatturato?”. In breve, il dottore “riteneva” che il fatturato fosse l’ultima riga in basso a destra del conto economico quella che per capirci comprende tutto - in questo caso anche l’iva e le rimanenze finali.
Scoperto il “misunderstanding” spiego che quello non è il fatturato e porto la sua attenzione - leggendo il bilancio - anche sul passivo dello stato patrimoniale che, ricordandomi quello dei suoi genitori, grida vendetta!
Persa la boria iniziale, Gigi si fa più serio e ora, quasi piangendo, mi spiega il perché, che voi - lettori attenti - sapete già, aggiungendo che ha cambiato cellulare perché un sacco di gente lo chiama per pagamenti, banche comprese, e lui non sa come fare. A questo punto prospetto un’alternativa alla vendita ma prima di proporgliela convoco d’urgenza una riunione con commercialisti e avvocati e spiego la mia idea: il nostro nuovo servizio - fast & save - studiato per i titolari in difficoltà - che permette, a chi ha ingenti patrimoni da salvaguardare, di non vendere ma salvare la farmacia. E a chi patrimoni ingenti non li ha, di vendere la farmacia, salvando onore e rispettabilità.
Così facemmo; la strategia e le modalità non posso spiegarvele per non violare la privacy di nessuno anche se Gigi, ovviamente, è un diminutivo di fantasia. Ma posso raccontarvi il risultato: il farmacista è ancora il titolare unico della sua farmacia; il patrimonio ingente lasciatogli dai genitori è quasi salvo; ha sacrificato il golf che da buon ultra cinquantenne è ormai diventato il passatempo della domenica (quando la farmacia è chiusa); per fare il tragitto quotidiano casa-farmacia, la bicicletta (ovviamente elettrica, “ca va sans dire”) è sufficiente e la “fuori serie” tedesca è stata restituita alla società di leasing; i debiti, ristrutturati e garantiti, saranno riassorbiti con un provvidenziale piano di rientro; infine, sarà tutelato anche il futuro dei suoi figli.
A me piacciono molto i “lieto fine” nelle storie e mi piacerebbe concludere che anche moglie e marito si sono riavvicinati, ma purtroppo non è così. È più facile aggiustare i conti che i rapporti personali, più facile contrattare con un creditore che con una ex moglie.
Mi dispiace molto per Gigi e per i suoi figli, ma come scrisse José Ortega “Molti uomini, come i bambini, vogliono una cosa, ma non le sue conseguenze”.

 

 

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