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Farmamese set2016

Di Matteo Oberti

Sono proprio cambiati, nel giro di pochi anni, i termini di riferimento nella valutazione di una farmacia. E, quello che sembrava inadeguato, oggi rappresenterebbe un magnifico affare. Ecco un esempio concreto, sul quale vale la pena di meditare.

“Agosto moglie mia non ti conosco” è il titolo del celeberrimo romanzo edito nel 1930 da Achille Campanile poi trasformato in proverbio “estivo” e, negli ultimi decenni, divenuto ormai l’adagio italiano più utilizzato da giornalisti e tg per articoli e servizi televisivi dedicati all’estate.

Noi, invece, ormai tronati dalle vacanze, passiamo le prime ore in ufficio a “pulire” le caselle di posta da tutta le mail indesiderata delle ultime settimane, a fare le prime telefonate ai farmacisti in trattativa di acquisto, o di vendita, della loro farmacia.

Durante questa operazione di pulizia e archiviazione mi è venuta a mente una vecchia mail che mi aveva indirizzato, tempo fa, un prestigioso studio di commercialisti, attivissimi nella compravendita farmacie, riguardante una trattativa che avevamo in essere con un loro cliente, mail che finiva così “È ovvio che l’ultima parola spetti al dottore, ma se chiederà il mio parere stia certo che lo sconsiglierò di accettare l’offerta del suo cliente, inadeguata e offensiva, nei termini e nei modi…” (badate bene: l’offerta era di € 2.350 milioni, contro una richiesta di € 2.550 e un fatturato 2011 di € 1.150). Ho subito pensato: “Chissà che cosa direbbe oggi quel titolare, se gli capitasse sotto gli occhi questa mail a distanza di anni, ora che gli hanno aperto un paio di parafarmacie ed è in previsione anche la prossima apertura di una farmacia, frutto del decreto “Salva Italia” del governo Monti!.

Come consuetudine parliamo di un esempio pratico. Questa volta vi racconto appunto di lui, Giulio, il farmacista titolare di farmacia urbana a cui ho fatto riferimento qui sopra, di origine meridionale e catapultato dal padre al nord per l’acquisto della sua prima titolarità. Giulio, più di 10 anni fa, ha cominciato con il padre a “gironzolare” per il nord Italia e, battuti a tappeto tutti gli studi di commercialisti “esperti” in compravendita di farmacie, ha trovato quella che riteneva facesse proprio al caso suo: farmacia urbana, periferia di capoluogo di regione, studi medici dirimpetto, fatturato medio con mix di vendite 70% ricette e 30% cassetto.

Passano gli anni e si succedono vari decreti, ma da subito nessuno scossone, anzi, le valutazioni rispetto a quando ha comprato Giulio sono ulteriormente aumentate. Decide a un certo punto di vendere e di tornare a casa (una volta mi fece vedere una foto del panorama che si godeva dal terrazzo di casa sua, una fantastica vista mare immerso tra ulivi e alberi di limoni). Ci contatta allora via internet, dopo averci “tenuto d’occhio” per molto tempo, seguendo il sito, leggendo costantemente la nostra NEWSLETTER e così via. Ci racconta quello che vi ho già riassunto e così decidiamo di mettere in vendita la sua farmacia.

Incominciamo le trattative e da subito incontriamo qualche difficoltà a ricevere la documentazione contabile, perché il famoso studio di commercialisti impegnato nella contabilità (lo stesso che aveva a suo tempo intermediato l’acquisto della farmacia), preoccupato della nostra presenza accampa ogni scusa possibile per non fornire la documentazione richiesta, sia a noi, sia ai consulenti dei potenziali acquirenti. Passano i mesi e finalmente troviamo un farmacista interessato; ma la documentazione fatica ad arrivare e allora chiediamo un incontro chiarificatore. Ci vediamo tutti in un caldo pomeriggio estivo nel prestigioso studio che segue la farmacia, e siamo: il farmacista venditore, Giulio, il farmacista potenziale acquirente accompagnato dal suo consulente, noi e i due commercialisti. Tanti sorrisi, bevande e tante parole ma documenti e carte poche. Alla fine, quasi arrabbiato, il consulente del promittente acquirente arriva a dire: “Se la vostra sola preoccupazione è perdere la contabilità della farmacia, non preoccupatevi, ve la lasceremo, però permettetemi di controllare i documenti prima che il mio cliente sottoscriva una proposta di acquisto”. E così tutti mantennero la parola data, i professionisti del venditore diedero finalmente tutta la documentazione necessaria, e il potenziale acquirente sottoscrisse la sua proposta. Però offrì 200 mila euro in meno rispetto alla richiesta, peraltro motivandone la ragione – moderna Cassandra – con gli imminenti cambiamenti dello scenario economico e politico del mondo della farmacia, motivazioni che feci mie per cercare di convincere il caro Giulio della bontà dell’offerta. Ma niente da fare!

Giulio chiese un appuntamento ai suoi commercialisti che lo ricevettero sconsigliandolo vivamente dall’accettare la mia proposta “inadeguata” e “offensiva”, e da lì mi mandarono la mail che prima citavo. Nessun farmacista acquistò mai la farmacia di Giulio, né il mio cliente, né i clienti del prestigioso studio (difficile anche per l’epoca trovare un’offerta migliore).

E torniamo ai giorni nostri. Ricevo una telefonata del simpatico Giulio che, nonostante sia da tempo al nord, non perde mai il buon umore e quella vena comico surreale che hanno solo i meridionali, per dirmi che “Big Ben ha detto stop. Si torna a casa!”. Chiedo se è aggiornato sui prezzi e come faremo con il suo studio di commercialisti, memore dell’esperienza di pochi anni or sono. Ma lui prontamente mi risponde: “Dottò, lo conosce il proverbio: “agosto, commercialista mia non ti riconosco?”. Dopo una bella risata mi racconta che in questi ultimi anni sono successe altre cose che lo hanno convinto a cambiare studio e a rimettere in vendita con noi la sua farmacia.

Io, invece, concludo con questa bellissima frase di Nelson Mandela a cui mi aggrappo in cerca di consolazione quando mi trovo in situazioni assurde. Situazioni in cui rilevo - con rammarico e tristezza - come l’egoismo e l’ingordigia di qualcuno possa nuocere ad altri, che impotenti non possono che subire: “I never lose. I either win or learn” (Non perdo mai. Sempre vinco o imparo).

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